
"Oggi, non tanti, ma qualcuno è cosciente del fatto che totali sono le differenze fra le immagini fatte a mano e quelle fatte a macchina: le prime si guardano da fuori, nelle seconde si entra. La produzione di un quadro ha una partenza e un arrivo separati nel tempo, l'immagine della fotografia è simultanea e psicologicamente non si conclude: l'osservatore sa che l'evento rappresentato non comincia e non finisce prima e dopo lo "scatto", ma continua e nel tempo arriva fino a noi. Cisì l'immagine fotografica appare il principio di una storia che continua, una storia che prima della fotografia si leggeva solamente e alla quale si "decideva" di credere, ma adesso che la si riesce anche a vedere, a quella stessa storia si "deve" credere!" pp. 13
"Sono venuto da voi come fotografo un artigiano, spero. La mia istruzione non proviene dalle scuole pubbliche, dove passavo le ore a fantasticara, ma dalla mia macchina fotografica.. Prima che entrasse nella mia vita, andavo avanti meccanicamente, passando di classe in classe, con mezzi onesti e meno onesti, guardando continuamente l'orologio aspettando le pause per la ricreazione o del mezzogiorno o pensando alle vacanze, portandomi a casa i libri da studiare e restituendoli il mattino dopo ancora intatti. Ma a un tratto la mia vita è cambiata, perchè mi sono appassionato a qualcosa di definito, concreto. Improvvisamente si sono sviluppati i sensi della e dell'olfatto, la mia immaginazione si è accesa ed è esplosa, perchè, dopo tanti anni buttati via, quasi per caso, è triste dirlo, mi sono appassionato." pp. 23 Brano della relazione tenuta da Weston sulla fotografia all'Università di California (anni '20)